ABBE' PIERRE (Henri-Antoine Grouès)

- cenni biografici
- non si può vivere senza speranza





CENNI BIOGRAFICI
L'apostolo dei rifugiati e dei senzatetto
Il gennaio 1954 fu particolarmente gelido a Parigi e in tutta la Francia. A inizio mese l'abbé Pierre aveva sepolto un bambino morto di freddo. Nonostante girasse tutte le notti a raccogliere i clochards che dormivano all'aperto, in un inverno a meno 15 gradi, a fine mese seppellì una donna di 66 anni morta assiderata. Il mattino del 1 febbraio 1954 lanciò da Radio Luxembourg il celebre appello: «Mes amis, au secours! Amici miei, aiuto, una donna è morta di freddo questa notte alle 3 sul marciapiede di boulevard Sebastopoli. In mano stringeva l'ordine di sfratto, l'avevano cacciata dalla sua casa». Il centralino dell'emittente è intasato dalle telefonate: la gente offre vestiti, soldi, ospitalità. E la scintilla che scatena "l'insurrezione della bontà" e che
abbatte il muro d'indifferenza ed egoismo. L'abbé Pierre entra nel cuore dei francesi.
Cinquantatré anni dopo, alle 5,25 del 22 gennaio 2007, il grande cuore del "prete della spazzatura", 94 anni, si spegne all'ospedale Val de Grace di Parigi, dove era ricoverato dal 15 gennaio per un'infezione polmonare. "Icona" del coraggio, "curato dei poveri", interprete della solidarietà umana e della carità cristiana, pellegrino infaticabile, apostolo dei senzatetto e dei rifugiati, per più di mezzo secolo è l'uomo simbolo del cattolicesimo francese, una figura controversa, controcorrente, popolarissima. Gli occhi mansueti e brillanti come carboni ardenti, il volto scavato, il basco nero di traverso, la barbetta rada, una cintura di cuoio su una talare consunta, le scarpe deformate,
un mantello di lana ("la pellegrina") sulle spalle, un bastone di legno grezzo. Per anni il fondatore dei Compagnons d'Emmaus è la personalità più amata, ma un giorno prende il telefono e chiede di non essere più inserito nella "Top 50": «Sono troppo vecchio». La République gli conferisce la Legion d'onore.
Henri-Antoine Grouès nasce il 5 agosto 1912 a Lione in una famiglia numerosa: «Eravamo otto bambini. Nostro padre, nonostante la cattiva salute, la domenica scompariva: scoprimmo che incontrava la gente più povera e bisognosa di Lione. Mio padre e i suoi amici, uomini agiati, si improvvisavano parrucchieri e portavano vestiti ai poveri. Ho capito quali atti rendono cristiana la vita e ho scoperto il Vangelo».
Il padre Antoine, fervente cattolico e membro di un ordine ospedaliero, influenza l'adolescenza di Henri che, folgorato dall'esempio di Francesco d'Assisi, a 18 anni rinuncia alla propria parte di eredità e nel 1931 entra novizio tra i Cappuccini, emette i voti e nel 1938 è ordinato sacerdote.

Partecipa alla Resistenza
Durante la seconda guerra mondiale è cappellano in Marina. Dal 1942 dalle montagne di Grenoble, la diocesi in cui si incardina dopo aver lasciato i Cappuccini, partecipa alla Resistenza contro l'occupazione nazista, aiuta molti a fuggire in Svizzera: ebrei, perseguitati politici, partigiani che lo ribattezzano "abbé Pierre". Salva tanti bambini e porta sulle spalle il fratello del "generalissimo" Charles De Gaulle, malato e ricercato dalla Gestapo. Membro della Costituente, deputato all'Assemblea nazionale nel Movimento repubblicano popolare (Mrp), fondato dai partigiani cristiani, ha un dialogo serrato e conflittuale con il potere. Nel 195 1 si dimette per dedicarsi ai poveri. Nelle discariche di Parigi offre ai disperati un aiuto, lavora con loro nella raccolta e selezione di stracci, abiti, carta, bottiglie, ferro, oggetti di ogni genere - la "raccolta differenziata" ante litteram da rivendere.
Nel 1949 fonda le Comunità Emmaus. Tutto nasce dall'incontro con Georges, un assassino parricida, disperato e alcolizzato, che vuole suicidarsi: «La tua storia è sfortunata ma non posso fare nulla per te, il mio stipendio di deputato è speso per soccorrere le famiglie che vivono negli scantinati. Ma prima di ucciderti, vieni ad aiutarmi». Georges lo segue, il seme è gettato: «Avevo un locale, ho messo l'insegna Emmaus». Rispetto al primo gruppo di "straccivendoli" a NeullyPlaisance, a nord di Parigi, oggi Emmaus conta 120 comunità in Francia, una decina in Italia, 450 in altri 37 Paesi, e Oltralpe gestisce ogni anno 120 milioni di euro. Dal 1971 è un'istituzione caritativa internazionale che opera soprattutto in Africa e in America Latina.
Uomo d'azione, per tutta la vita si batte con vigore, tenacia e insistenza contro le ingiustizie della società opulenta, contro l'abbandono dei deboli, contro l'emarginazione dei poveri, per dare una casa ai senzatetto, dignità agli immigrati sans-papiers, amore ai poveri. Sferza con parole di fuoco l'Occidente ricco e sprecone; gira il mondo e viene spesso in Italia: «La nostra epoca mostra più delle altre che il vero modo d'impiego della vita è vivere la condivisione. L'uomo è legato a Dio dalla sua libertà che gli permette di amare. Non basta dire "sono libero", se questa libertà non è realizzata nell'amore». Con Madre Teresa di Calcutta è il simbolo della carità e della solidarietà, conosciuto e stimato anche dai non cristiani. Il nunzio a Parigi Angelo Giuseppe Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII, lo invita in nunziatura e lo chiama "il mio carbone ardente".
In Vaticano gode la stima del sostituto della Segreteria di Stato monsignor Giovanni Battista Moritini, futuro papa Paolo VI. Il dottor Albert Schweitzer, luterano e medico dei lebbrosi in Africa, gli scrive:
«Tu hai l'enorme privilegio di predicare con i fatti, le parole sono un accompagnamento in sordina». Il i febbraio 2004 lancia un nuovo j'accuse: «Viviamo in una nazione ricca nella quale 3,7 milioni sono sotto la soglia della povertà, 3 milioni hanno seri problemi di casa, ci sono milioni di disoccupati. Smettetela di sentirvi impotenti davanti alle sofferenze e non delegate ad altri o allo Stato. Usciamo dal torpore che ci distrugge. Passiamo all'azione. Trasformiamo i volti anonimi della miseria in uomini e
donne che ci aiutino a dare un senso alla nostra esistenza».

Un carismatico, ma anche realista
Apostolo e carismatico, ma realista. A 90 anni ammette: «Penso che il divario tra ricchi e poveri esisterà sino alla fine del mondo. E il risultato della fragilità umana, dei nostri peccati ed egoismi, delle nostre ambizioni che ci portano a sfruttare gli altri e a calpestarli». Ha le sue debolezze e commette i suoi errori. Nella Chiesa attraversa momenti difficili per l'indipendenza di giudizio, l'ostinazione, le provocazioni scomode, le polemiche con la gerarchia, l'estrema sincerità. Nel libro del 2006 Mio Dio. . . perché? (Garzanti libri, pp. 92, € 10,00) rilancia i perenni interrogativi che scuotono l'uomo: «Ho 93 anni, e la mia fede si fa sempre più interrogativo: mio Dio perché? Perché il mondo? Perché l'esistenza umana? Perché tanta sofferenza? Perché i deboli devono sempre soccombere? Perché siamo ostaggio del male?».
Confida di aver avuto, da prete, rapporti sessuali con una donna: «Mi è capitato di cedere al desiderio sessuale in modo passeggero. Ma non ho avuto mai un legame regolare, perché non ho lasciato che il desiderio sessuale prendesse radici. Questo mi avrebbe portato a vivere una relazione duratura con una donna: ciò era contrario alla mia scelta di vita. Ho conosciuto l'esperienza del desiderio sessuale e del suo rarissimo soddisfacimento che è stato sorgente di insoddisfazione. Per essere pienamente soddisfatto, il desiderio sessuale ha bisogno di esprimersi in una relazione amorosa, tenera, fiduciosa». Si dice favorevole al sacerdozio delle donne, al riconoscimento delle coppie omosessuali, e non contrario ai preti sposati, ma aggiunge: «Senza celibato non sarei stato in grado di rispondere a tutte le richieste cui Dio mi ha chiamato. Se fossi stato padre di famiglia, con la responsabilità che comporta, quello di cui sono stato strumento, non avrei potuto realizzarlo». La Francia gli ha reso l'ultimo saluto venerdì 26 gennaio 2007 nella cattedrale di Notre Dame a Parigi. La salma è stata sepolta nel cimitero di Esteville in Normandia.


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NON SI PUO' VIVERE SENZA SPERANZA
Oggi ci sono due tipi di poveri. Innanzitutto in tutti i paesi del mondo esiste il problema di quelli che non trovano lavoro. Questo problema si pone in modo molto diverso nel Terzo Mondo perché non ci sono imprese che assumono lavoratori e nei paesi industrializzati, dove nonostante il progresso e la modernizzazione si attuano politiche sociali che hanno come conseguenza il licenziamento e la disoccupazione di tante persone. Esiste poi un'altra categoria, quella di coloro che perdono il treno e non riescono a integrarsi e a trovare una collocazione nella società. In questi periodi di crisi è evidente che "i più forti" hanno sempre la tentazione di emarginare, di respingere i più deboli perché non c'è posto per tutti. Da un lato la tendenza che si manifesta, quando si detiene un po' di forza, e' quella di garantirsi il meglio, il posto migliore, la fetta più grossa della torta. Questo comportamento da parte dei più forti è d'altra parte una delle tentazioni costanti dell'uomo. Dall'altro lato c'e' un altro fenomeno che si sta imponendo, e cioè l'indignazione di fronte all'uso della forza a spese dei piu' deboli. E' una spinta a mettersi al loro servizio con lo stesso atteggiamento con cui guardiamo ai più piccoli proprio come in quella cellula primordiale della società rappresentata dalla famiglia. Un nucleo dove i più forti, i più grandi, gli adulti non si occupano dei neonati, dei malati e dei vecchi non è più una famiglia e la vita perde di senso. Ci sono però anche coloro che d'istinto sono portati, sotto la spinta di un impulso interno che noi credenti attribuiamo alla grazia di Dio, a prendere quest'ultima strada adeguando il proprio modo di vita alle necessità dei più piccoli, dei neonati, dei malati o dei vecchi.
Fate bene a commuovervi di fronte a tanti bambini che muoiono di fame nel mondo. Facciamo bene a dare, per loro, ai missionari o ad altri, la nostra offerta… ma ricordiamoci: se non siamo decisi, contemporaneamente, a mettere a disposizione non solo i nostri soldi, ma tutto il nostro impegno politico e la nostra “collera d’Amore” perché a questi bambini sia garantito di vivere nel pieno rispetto di tutti i loro diritti fondamentali di Esseri umani, nella giustizia e nella pace, allora vi dico che saremmo stati meno crudeli a lasciarli morire in giovane età, senza costringerli a vivere disperati in condizione di miseria e di sfruttamento.
Questa forma di maledizione, questo odierno manifestarsi del male come predominio dei forti, non ha impedito di agire a personaggi come Madre Teresa e a tanti esseri umani che non saranno mai famosi, non saranno mai canonizzati anche se a loro modo potrebbero essere definiti dei Santi. Non siamo sufficientemente consapevoli che tutti i giorni, tutte le mattine, ci sono milioni, centinaia di milioni di mamme e di papà che svegliandosi pensano soltanto a quello che devono fare per mettersi al servizio della propria famiglia, della propria comunità. Costoro in realtà, anche se non sanno nulla della Rivelazione, sono dei Santi perché fanno la volontà di Dio, assumendosi le proprie responsabilità. Queste energie esistono, non le percepiamo, perché non fanno chiasso, non sono prese in considerazione dalle canonizzazioni. Sono una moltitudine poco visibile che in realtà rappresenta il lievito che aiuta la comunità a sopravvivere.
Si dice che negli Stati Uniti attualmente quasi la metà della popolazione soffra di obesità, cioè è troppo grassa, ed è quello che sta accadendo anche in Europa rappresentando una vera emergenza perché compromette l'equilibrio del comportamento e l'aspettativa di una vita familiare normale. Occorre fare informazione: gli uomini politici devono avere il coraggio di continuare a dire all'infinito quali sono le cose che hanno effetti nocivi, che distruggono, e nello stesso tempo impegnarsi nel far capire come possono essere meravigliosi la natura e l'universo quando viene rispettata l'essenza di ogni elemento e di ogni creatura.
E' importante ricordare, e non ricordare soltanto il male. Io sono una di quelle persone che nel secolo scorso hanno vissuto la realtà delle due guerre: da bambino ho conosciuto parenti che durante la Prima Guerra Mondiale hanno subito mutilazioni e altre famiglie in cui il padre era disperso; durante la Seconda Guerra Mondiale, con tutti i disastri che ha portato con se, ho assistito alle deportazioni, ho visto persone che oltre ad essere deportate venivano costrette a lavorare per il nemico. Tutto cio' non va dimenticato, ma bisogna essere consapevoli che il passato non ci protegge per il futuro.
Chi avrebbe mai pensato, alla fine del secolo appena trascorso, - quando tutti erano pieni di speranze di pace - che qualcuno avrebbe tratto ancora orribile ispirazione da quei conflitti. Chi avrebbe mai immaginato che il nuovo secolo sarebbe stato segnato da un terrorismo peggiore della guerra perché in un conflitto lo sforzo e' quello di avere forze pari a quelle del nemico. Nella nuova situazione in cui si trova il mondo il nemico non è ben definito. E' inafferrabile. Non ci sono mezzi logici per combatterlo. In qualsiasi momento quello che è accaduto a Madrid può succedere in altri paesi, è un fatto imprevedibile; ma pur ricordando queste sciagure e in previsione degli attacchi di oggi non dobbiamo dimenticare che abbiamo due occhi. Se un occhio deve essere aperto coraggiosamente per vedere il male e per combatterlo, bisogna tenere aperto l'altro per vedere la bellezza, i fiori che sbocciano di nuovo in primavera, il sorriso dei bambini. Vedere tutto quello che è bello: le stelle in una notte limpida e fredda in cui si può vedere lo splendore del cielo. Bisogna incoraggiare le persone a tenere gli occhi aperti e a guardare le bellezze meravigliose che ci possono appagare, ma nello stesso tempo avere anche il coraggio di guardare in faccia il male. A questo si devono preparare i giovani per essere in grado di capire qual'e' il loro ruolo.
Bisogna fare una chiara distinzione tra speranza e aspettativa. C'è l'aspettativa di avere da mangiare, di vedere soddisfatte le necessità immediate, la speranza invece è la certezza che abbiamo in noi che la vita ha un significato, che c'è una meta. La speranza tiene conto del significato dell'esistenza. Si può vivere con poche aspettative e molte delusioni, ma non si può vivere senza una qualche speranza.

Abbe' Pierre

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Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

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