ROSY BINDI - intervista

La crisi della natalità, l’aumento preoccupante delle separazioni, l'allungamento della prospettiva di vita, i cambiamenti nel mercato del lavoro, disoccupazione e precarietà che rendono incerte le prospettive di futuro per i giovani. Sono tutti elementi che rimandano alla centralità della famiglia per il futuro della nostra società. Lei come Ministro per la famiglia che cosa pensa di fare?
Il mio compito è quello di coordinare e indirizzare la politica del governo in modo da tutelare davvero i diritti della famiglia. Pochi bambini, invecchiamento della popolazione, precarietà del lavoro sono le grandi sfide a un modello di welfare che ha dato tanto ma che ormai appare inadeguato.
Altri paesi europei, dalla laicissima Francia alle socialdemocrazie scandinave, si sono mossi per tempo e hanno investito sulla famiglia come un soggetto protagonista dello sviluppo e della coesione. Noi, al contrario, misuriamo il grande ritardo di una politica che, per decenni, ha ignorato il ruolo della famiglia.
Interpreto una doppia funzione: valutare l’impatto che le singole scelte - dal fisco alla scuola, dai trasporti alla sanità – hanno nella vita concreta delle famiglie; e promuovere le iniziative che aiutino la famiglia a sentirsi meno sola. Siamo il paese più vecchio d’Europa e nascono meno bambini di quanti se ne desiderano. Non possiamo permetterci un trend demografico così negativo e vanno costruite condizioni più favorevoli alla scelta di avere un figlio. Pensiamo ad aiuti economici certi, un assegno per tutti i bambini dalla nascita fino alla maggiore età; ad una rete più larga e robusta di servizi per l’infanzia. Con le badanti abbiamo dato vita ad una rete di assistenza sommersa, semiclandestina e molto costosa. Voglio lavorare a una legge quadro per regolamentare questo nuovo fenomeno. Una normativa snella che permetta di dare certezze alle famiglie e dignità a queste nuove figure professionali. Ma dovremo istituire anche il Fondo per la non autosufficienza per finanziare i servizi a misura di anziano e l’assistenza domiciliare. La proposta è ampiamente condivisa, ne abbiamo studiato i meccanismi già nella precedente legislatura.

Quali politiche familiari a fronte della presenza sempre più significativa in Italia di famiglie, mediamente più giovani e più feconde, provenienti da altri Paesi?
Le nuove famiglie di immigrati sono una risorsa importante per costruire la prospettiva di un’integrazione fondata su diritti e doveri condivisi. Quando un lavoratore porta con se la moglie e i figli, è più disponibile a condividere le regole del paese che lo ospita e nel quale crescono i suoi bambini. La famiglia, per un lavoratore extracomunitario, è un elemento di stabilità che può facilitare l’inserimento. So bene che siamo di fronte ad una novità e a una sfida culturale impegnativa. Ma sono convinta che coinvolgendo enti locali e associazioni del volontariato si possano sperimentare percorsi di convivenza più avanzati. È necessaria un’attenzione particolare, per superare le difficoltà introdotte dalla Bossi- Fini ai ricongiungimenti familiari e per sostenere le donne sole con bambini piccoli.

Famiglia, coesione sociale, sussidiarietà dello Stato: in quale rapporto possono essere coniugate?
Sulla famiglia si scaricano anche le patologie e i conflitti della società contemporanea: la violenza sui bambini e le donne, il disagio degli adolescenti, l’insicurezza degli adulti di fronte alla globalizzazione, le povertà e la solitudine. In questo quadro va realizzata una corretta sussidiarietà, in un rapporto tra famiglia e istituzioni fondato sul dialogo e l’ascolto.
La Costituzione, da questo punto di vista, resta un solido ancoraggio. La famiglia, ed è un aspetto rimasto un po’ in ombra, è un soggetto attivo di politiche sociali e come tale deve poter interloquire con le scelte della politica.
Vorrei incoraggiare il protagonismo delle famiglie e stabilire una forte alleanza con l’associazionismo familiare, i gruppi di impegno sociale e di auto-aiuto, il volontariato

Cosa intende fare per la protezione del diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento al termine naturale?
Tra le mie competenze c’è anche quella di rilanciare la funzione dei consultori familiari.
Senza sovrapposizioni o conflitti con la sanità penso di debba valorizzare e potenziare l’esperienza dei consultori come centri d’ascolto e di mediazione familiare, strutture amiche della famiglia in cui dare attuazione effettiva di quella parte della legge 194 che ha come obiettivo la promozione e la tutela della maternità.

Quali politiche specifiche per le giovani coppie?
Ci sono le difficoltà delle giovani coppie, ma ci sono anche le difficoltà dei giovani a mettere su famiglia in tempi ragionevoli. L’Italia registra, in Europa, un primato negativo con quasi il 70% dei trentenni ancora a casa dei genitori. E c’è una generazione, quella tra i 55 e i 60 anni, stretta dalla necessità di aiutare i figli già grandi a rendersi pienamente autonomi e prendersi cura dei genitori anziani. Occorre liberare le famiglie da questa tenaglia. Per le giovani coppie occorre intervenire con le modifiche alla Legge 30, per ridurre i livelli di precarietà del lavoro, e con una politica per l’acquisto della prima casa che favorisca la cessione di mutui agevolati e una riforma del mercato degli affitti che incentivi il valore d’uso delle abitazioni e scoraggi le speculazioni.
Ma, poi, dobbiamo anche dare alle giovani coppie la sicurezza che potranno contare, se decidono di avere un figlio, su un aiuto pubblico certo e stabile.

A proposito della conciliazione tra esigenze del lavoro ed esigenze della vita familiare, che deve riguardare sia l’organizzazione del lavoro sia l’organizzazione del sistema sociale, quale politica integrata e globale è possibile?
È un tema cruciale. Le famiglie hanno bisogno di avere più tempo a disposizione. La vita di troppe mamme e troppi papà è ormai così stressante che è una vera impresa dividersi tra gli impegni professionali e la responsabilità di essere presenti con i figli. Il paradosso italiano è che nascono pochi bambini e la percentuale di donne occupate è tra le più basse tra i paesi sviluppati. Dobbiamo promuovere un maggior ricorso al part-time e stroncare tutte quelle forme di ricatto, più o meno esplicito, in cui troppo spesso si trovano le donne costrette a scegliere tra il lavoro e il desiderio di un figlio.

Va rivista la legge sui congedi parentali, in modo da promuovere una effettiva conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. Perché non prevedere la possibilità di un congedo retribuito anche nel periodo dell’adolescenza?
È naturale che una mamma sia vicino al suo bimbo quando è molto piccolo, ma quando i figli sono più grandi potrebbe essere più utile che siano i padri a farsi carico di passaggi particolarmente delicati della crescita. Mi piacerebbe, insomma, incoraggiare un maggior ricorso dei papà ai congedi parentali.
Penso anche all’organizzazione dei servizi e della vita delle città. Dovremo coinvolgere gli enti locali e le forze sociali per promuovere insieme una seria riflessione sulle innovazioni possibili negli orari, nei trasporti, nella vivibilità degli spazi pubblici.

In Italia il carico fiscale grava in modo particolarmente ingiusto sulle famiglie con figli a carico, in quanto il variare dell’aliquota è determinato esclusivamente dal reddito percepito dal cittadino (equità verticale) e non anche dal numero dei familiari a carico (equità orizzontale). Il Governo pensa di fare qualcosa in merito?

Non siamo favorevoli al quoziente familiare. È dimostrato che penalizza le famiglie economicamente più deboli e scoraggia l’occupazione femminile. È un vantaggio, insomma, solo per le famiglie monoreddito in cui il capofamiglia svolge un lavoro ben pagato. C’è, però, bisogno di un fisco amico della famiglia e farò la mia parte per riequilibrare il sistema in modo da tener conto anche della composizione dei nuclei familiari ed in particolare delle famiglie numerose.

Per poter realizzare concrete politiche familiari occorrono anche risorse economiche. Ce ne sono?
Il centrosinistra ha investito sulla famiglia, lo dimostra il programma e l’istituzione di un nuovo Ministro. Le risorse si possono e si devono trovare, abbiamo preso impegni precisi con gli elettori e li rispetteremo.

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