Basta anti-berlusconismo e salotti, il PD diventi nazionalpopolare
Intervista pubblicata su «Il Messaggero», 9 agosto 2008, di Claudio Rizza.
È un momentaccio per il PD, ed Enrico Letta non se lo nasconde: «Da pane e cicoria». Perciò bisogna guardare avanti e lavorare sodo: «Il nostro futuro è oltre i recinti tradizionali».
Onorevole Letta si allunga la lista dei pd che si confrontano con Berlusconi: Bassolino, Cacciari, Chiamparino, mentre Veltroni, che prima dialogava, ora fa opposizione dura. Non sono scelte che stridono?
«È il frutto dello sbandamento post elezioni. Forse perché s'era creata l'aspettativa di una possibile vittoria, o almeno di un pareggio, che i numeri hanno dimostrato non essere mai stata realistica. Il PD ha dato l'idea di non stare all'opposizione ma in una sorta di limbo».
E adesso che fate?
«Bisogna fare opposizione bene. Siamo l'opposizione più importante. Ma non c'è contraddizione nell'applicare l'inaugurazione di un clima nuovo nel modo di costruire il futuro. Fondamentale è seguire l'appello per le riforme del presidente Napolitano».
L'antiberlusconismo definitivamente archiviato?
«Anche se fa fatica farlo, sì. Per il semplice motivo che non vinceremo più con l'antiberlusconismo. Tutti si stanno interrogando sul post berlusconismo e noi dobbiamo essere tra quelli».
La riscossa del PD dunque è al centro?
«Il PD deve convintamene candidarsi a prendere parte dei voti di coloro che stavolta hanno votato Berlusconi».
Cos'è una strategia, una linea politica nuova?
« È la matematica. Mentre nel 2006 vincemmo per 24 mila voti, con le ultime elezioni s'è scavato un fossato che fa sì che soltanto convincendo parte degli elettori che hanno votato per il centrodestra noi riusciremo ad essere di nuovo maggioranza. Non basterà riportare alle urne tutti i nostri, tutti gli antiberlusconiani. Il nostro futuro è al di fuori, oltre i recinti tradizionali».
Cioè niente più intesa a sinistra?
«Il dialogo l'hanno chiuso loro con il congresso. Ho stima di Ferrero, è una persona seria come pochi. Ma la linea su cui ha vinto non è di collaborazione».
Resta solo l'UDC.
«Non bisogna forzare loro la mano. Il PD deve guardare al centro. Lo spazio per la sinistra tradizionale s'è ridotto in modo drammatico per colpa della stessa sinistra».
Quanto ci vorrà a risalire la china?
«Il tempo è dalla nostra parte. C'è tutta la legislatura. Dobbiamo fare opposizione netta e intransigente, sulle cose concrete. Ad esempio, l'Alitalia»
Cioè?
«Su Alitalia non dovrà avere tregua. Ha fatto scappare Air France, il risultato era a portata di mano. Non gli daremo tregua: gli italiani ricordano le sue promesse e sanno giudicare».
Bassolino non firma la petizione veltroniana ?salva l'Italia? contro il governo. Che ne dice?
«Io ho firmato a Pisa. Trovo ingeneroso adesso l'atteggiamento di tutti coloro che se la prendono con Veltroni. Il suo è ora il lavoro più difficile di tutti, in controtendenza, complicato. Non è questo il momento di mettersi a fare i distinguo. Lo trovo di cattivo gusto».
Amato intanto collabora con Alemanno.
«Le riforme ci vogliono. Su alcune grandi riforme è naturale ci debba essere una condivisione. Ricordo che noi governiamo 15 regioni su 20. Se Sacconi presenta un libro bianco sul welfare noi dobbiamo confrontarci. E' nelle regioni che si applica il welfare: la sanità, il lavoro? La scelta di Amato è condivisibile, le polemiche sono sbagliate: il dialogo istituzionale non è un inciucio. Però?».
Però?
«Se l'obiettivo è rifare lo Statuto di Roma Capitale va benissimo. Ma scimmiottare la Commissione Attali, che in Francia è già di fatto tramontata, mi pare solo provincialismo».
Nel PD c'è che, come Parisi, insiste sulla mancanza di democrazia.
«Il PD va costruito e radicato. Siamo molto indietro, il prossimo congresso sarà decisivo, bisognerà dare peso alla linea ambiziosa messa in campo. Dobbiamo essere meno intellettuali e farci capire di più dalla gente».
Più nazionalpopolari.
«Dovremmo prendere un Pippo Baudo come portavoce ed essere meno da salotto intellettuale».
Pippo Baudo al posto di Veltroni?
«Dobbiamo parlare alla gente, farci capire. Parlare di asili nido e delle liste di attesa negli ospedali, non sempre di Rai e legge elettorale. E tornare allo spirito delle primarie del 14 ottobre, ricoinvolgere quei 3 milioni e 800 mila che parteciparono e portarli al congresso, evitando le solite spartizioni correntizie».
Anche Prodi comunicava male.
«I due anni del governo Prodi saranno rivalutati, ha avuto risultati importanti sia sociali che in economia, compresa la lotta all'inflazione».
Prossimo passo?
«La quarta edizione di veDrò, in Trentino, dove si incontrano persone di destra e sinistra che dialogano con italiani che nei loro campi sono il motore del Paese di oggi e di domani. Si ragione sul futuro e ci sinterroga sul perché i quarantenni in questo Paese siano considerati ancora giovani. Guardate Obama che può diventare presidente USA»
