Lettera a tutti coloro che hanno e sentono responsabilità nel comparto “moscato”

Come tanti, ho letto e scambiato in questi giorni valutazioni e considerazioni, sulla situazione che si sta venendo a creare relativamente all’accordo che ancora non c’è, per il comparto moscato.
Negli anni passati si sono ricercate e costruite soluzioni trovate, a volte, anche all’ultimo minuto e con maratone conclusesi a notte fonda dopo decine di ore di trattative, ma si è sempre raggiunto l’accordo!
Credo sia necessario che nessuno degli attori in gioco perda di vista la posta in palio: 10 mila ettari di vigneto, oltre 6000 aziende viticole coinvolte, quasi 15 mila addetti e un giro d’affari stratosferico, che ha tenuto anche in questa situazione di crisi.
Sento nell’aria la voglia di prove muscolari, senza più regole e sul libero mercato; questo tipo di pulsioni è sempre stato foriero di soluzioni disastrose, soprattutto considerando che, nel comparto vitivinicolo, questo è l’unico segmento che in questi anni ha garantito reddito e possibilità di sviluppo e di programmazione.
Trovare le vie di incontro delle persone e degli interessi è sempre un lavoro faticoso, molte volte ingrato e non percepito nella sua importanza, ma necessario, se si hanno a cuore i destini di un prodotto e del suo territorio.
Le maratone finali, in Regione o alla sede del Consorzio, dalle quali scaturiva l’accordo, erano sempre l’atto finale di un lavoro di preparazione che durava settimane fatto di telefonate, incontri, confronti bilaterali che mettevano a fuoco le esigenze, i punti di vista, la componibilità delle posizioni e costruivano le premesse di quella che poi sarebbe poi stata l’intesa finale.
L’aver potuto contribuire a questa costruzione negli ultimi cinque anni è stata per me una esperienza entusiasmante.
Credo di poter dire, che non è stato tempo perso; per me che ero uomo di pianura, tra l’altro, è stata una straordinaria occasione di conoscere persone e problematiche di un settore che non è facile da capire e da seguire, ma che è straordinario per le persone, per il territorio e per i numeri che rappresenta.
Auguro ad un comparto, quello del moscato per Asti e per Moscato d’Asti, di non gettare alle ortiche la consapevolezza, maturata negli anni, della utilità di camminare insieme, facendo, come si dice, “sistema “, nella convinzione che questa strada è certo faticosa, certo da innovare, certo da migliorare continuamente, ma non da abbandonare per vedere come funziona senza.
Credo sia un rischio che non convenga a nessuno nel settore, sicuramente non conviene alla parte agricola e non conviene al territorio.

Cordialmente.

Mino Taricco

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