Leopoldo ELIA

- cenni biografici
- la Chiesa sbaglia, mai così intransigenti con un governo
- intervento per Referendum Costituzione






CENNI BIOGRAFICI
Undicesimo Presidente della Corte Costituzionale, Leopoldo Elia, nasce a Fano, in provincia di Pesaro, il 4 novembre 1925. Consegue la laurea in Giurisprudenza il 25 novembre del 1947 con una tesi su "L'avvento del governo parlamentare in Francia". Libero docente di diritto costituzionale, nel 1962 ottiene la cattedra nella stessa disciplina. insegnando nelle università di Urbino (dal 1960 al 1963), Ferrara (dal 1962-1963), Torino (dal 1963 al 1970) e Roma (dal 1970 al 1997).
Il 30 aprile 1976 il Parlamento in seduta comune lo elegge giudice della Corte Costituzionale. Il 21 settembre 1981 viene eletto presidente della Corte Costituzionale. Allo scadere del triennio viene riconfermato presidente fino al termine del suo mandato novennale alla Consulta, nel maggio 1985. Elia è stato relatore di importanti sentenze tra cui, in particolare, alcune in tema di libertà personale, di libertà religiosa, di diritto di famiglia, di diritto sindacale, di diritto elettorale. Accanto ai numerosi incarichi in veste di giurista (è stato anche protagonista della legge per la Presidenza del consiglio), Elia ha avuto anche un ruolo nella politica italiana.
Stretto collaboratore di Aldo Moro , nel 1986 entra nella direzione nazionale della Dc e nel 1987 viene eletto al Senato. Il suo impegno politico prosegue nel Ppi e nella Margherita restando in Parlamento fino al 2006. Nel governo Ciampi , nel 1993, assume la carica di ministro delle riforme istituzionali.
Dal 30 maggio 1996 al 21 luglio 1998 e dal 22 luglio 1998 al 29 maggio 2001, è membro della Commissione affari costituzionali di palazzo Madama. Partecipa, inoltre, ai lavori della Bicamerale per le riforme.
Elia è anche autore di numerose pubblicazioni giuridiche, tra cui saggi sulle forme di governo negli stati democratici e sull'efficacia, all'interno degli stati membri, del diritto della Comunità europea.
Direttore della rivista "Giurisprudenza costituzionale", dal 1968 al 1976, nel 1986 ne riassume la direzione e contemporaneamente è condirettore della sezione "Diritto pubblico" dell'Enciclopedia del diritto.

---------------------------------------------------------------------------

La Chiesa sbaglia, mai così intransigenti con un governo

«Forse sarò troppo drastico. Ma preferisco parlar chiaro oggi, piuttosto che pentirmi domani per aver taciuto». Leopoldo Elia, principe dei costituzionalisti cattolici, parla con voce sommessa e sorriso mite, ma dice cose insolitamente dure. «È dal Risorgimento che la Chiesa non teneva un atteggiamento tanto intransigente nei confronti di un governo italiano. Persino sull’ aborto, un tema ben più delicato e drammatico delle coppie di fatto, si trovò una linea di compromesso, individuando una fase preliminare di riflessione per la donna. Oggi la Chiesa italiana, avvezza ai privilegi concordatari, è abituata a esercitare non l’ auctoritas di cui parla il professor Mirabelli sull’ Osservatore Romano, ma una potestas indiretta del tutto anacronistica. Non voglio fare processi alle intenzioni, ma qui sembra di assistere a un tentativo di imporre un’ egemonia culturale, a un progetto più ambizioso del gentilonismo. Nel 1913 i cattolici si alleavano con i liberali in chiave difensiva, per evitare il divorzio e la morte della scuola privata. Ora pare che la Chiesa voglia fare del nostro Paese l’ eccezione d’ Europa: l’ Italia cattolica dove non valgono le leggi in vigore in tutti gli altri Paesi cattolici». Deve costare sofferenza al professore dire che il conflitto è davvero grave, al punto da vanificare qualsiasi paragone con il passato recente. «Divorzio e aborto toccavano davvero a fondo il matrimonio e il diritto alla vita. Oggi ascolto controversie che si immiseriscono nella dichiarazione anagrafica; quasi si dovessero scrivere le leggi sotto dettatura. […]
Pare quasi si manifesti la volontà di mantenere un’ eccezione italiana. Forse perché Roma è la sede di Pietro, perché abbiamo avuto lo Stato pontificio, la Controriforma, una lunga tradizione di legami tra trono e altare; fatto sta che la Chiesa italiana non accetta di europeizzarsi»La degenerazione dei costumi, dice Elia, «non si combatte squalificando tutto come relativismo etico. Qui i principi supremi non c’ entrano: nei Dico non vedo nessuna collisione con l’ articolo 29. Siamo oltre o prima della famiglia prevista dalla Costituzione, che è davvero di “una unicità irripetibile”, secondo la formula di Benedetto XVI. Semmai, il comportamento della Chiesa rischia di andare oltre il Concordato e lo stesso articolo 7 della Carta, là dove prevede che Stato e Chiesa sono sovrani e indipendenti ognuno nel proprio ordine: l’ordine temporale separato da quello spirituale». Non solo il Papa e i vescovi hanno ovviamente il diritto di parlare; «hanno il diritto di esigere dai fedeli una condotta conforme ai loro insegnamenti. Ma non hanno il diritto di ricorrere a leggi - o di imporre di non fare una legge - per vincolare i non credenti. Per loro sarebbe un’ inaccettabile discriminazione. E poi la Chiesa italiana deve sfuggire alla tentazione di approfittare della debolezza degli uomini politici e della loro mancanza di senso dello Stato, allorché corrono a genuflettersi per ottenere il consenso della minoranza cattolica». Con Wojtyla sarebbe cambiato qualcosa? «Giovanni Paolo II ha avuto per un periodo abbastanza lungo contatti con la destra italiana. Forse il suo grande prestigio e la sua grande ascendenza ci avrebbero risparmiato un contrasto così aspro. Ma è probabile che alla fine si sarebbe comunque arrivati alla collisione».
Fonte: we-are-church.org

-----------------------------------------------------------------------------

Intervento di Leopoldo Elia per Referendum Costituzione -
Centro Frentani 5 giugno 2006

Ai costituenti viene rimproverato di non avere rafforzato il potere governativo. In realtà ci fu una lunga discussione che poi portò alla scelta di non rafforzare troppo il governo. Ma questa debolezza è in realtà un pretesto per questa controriforma: infatti il sistema maggioritario rafforza di fatto il potere del governo, precedentemente c’era stata la riorganizzazione della presidenza del consiglio. La difesa antiribaltone è eccessiva, spropositata e pretestuosa e propone una soluzione sbagliata: la trasposizione a livello nazionale del sistema regionale e comunale. Come si può affidare a una sola persona, che ha il potere di mandare a casa il parlamento, il potere di legiferare sul sistema giudiziario, sul sistema radiotelevisivo, sui diritti dei cittadini. . . di fronte a una camera mortificata che deve “conformarsi” alla richiesta di fiducia del primo ministro su un testo di legge. Anche il potere di emendamento è umiliato. Il potere distribuito, per essere limitato, è uno dei principi fondamentali del costituzionalismo moderno. “La sfiducia costruttiva” che la legge prevede è un trucco, è una sfiducia autosufficiente: hanno diritto a votare la sfiducia solo i deputati della maggioranza, quella che fa riferimento al nuovo presidente. Ma per sfiduciare non basta la metà più uno di quelli che votano, ma la metà più uno di tutti i componenti della camera, anche quelli che non votano. Della “sfiducia costruttiva” si era discusso in costituente con un ordine del giorno di Tosato che poi non fu approvato. Il meccanismo era simile a quello in vigore nella Repubblica Federale Tedesca dove il Bundestag propone la sfiducia e se la proposta viene approvata il primo firmatario diviene cancelliere. Successe nel 1982 in Germania quando la Fdp si ritirò dalla coalizione con la Spd e si alleò con la Cdu. La sfiducia al governo fu votata e Kohl divenne cancelliere. Con questa riforma è un bluff. Se un primo ministro sbaglia bisogna poterlo sostituire. La forma di governo proposta è mostruosa, come dice Sartori è un “cangatto”, mette in pericolo la democrazia. Il presidente della repubblica è un puro rappresentante dell’unità nazionale ma non può essere il garante della costituzione perché non i poteri né le prerogative necessarie. Il risultato è che saremo libero solo nel giorno in cui andiamo a votare per dare un delega in bianco al vincitore, che con la scusa di realizzare la volontà popolare è blindato per 5 anni qualunque cosa faccia. Addirittura avrebbe più potere dello stesso presidente degli Stati Uniti.
E’ stato detto che la nostra Costituzione è di stampo sovietico. E invece la prima parte di essa si richiama a quella della Repubblica di Weimar del 1919 – che a sua volta discendeva da quella mai entrata in vigore del 1793 in pieno regime giacobino – dove i diritti civili sono integrati dai diritti sociali: tutto ciò non ha niente di sovietico. Come non ha senso l’obiezione che non favorisce la concorrenza nel mercato: ci sono i trattati europei per questo.
La prima e la seconda parte della nostra costituzione sono strettamente correlate e questa riforma mette a rischio tutto il sistema dei diritti, compresi quelli sindacali e di sciopero. Infine, la Costituzione non è vecchia – quella americana ha 200 anni – e non ha senso pensare che ogni generazione debba avere la propria. Basta qualche emendamento.

leggi anche: lettera di Mino Taricco


  Leggi Anche ...

Mino Taricco utilizza cookies tecnici e di profilazione e consente l'uso di cookies a "terze parti" che permettono di inviarti informazioni inerenti le tue preferenze.
Continuando a navigare accetti l’utilizzo dei cookies, se non desideri riceverli ti invitiamo a non navigare questo sito ulteriormente.

Scopri l'informativa e come negare il consenso. Chiudi
Chiudi
x
Utilizzo dei COOKIES
Nessun dato personale degli utenti viene di proposito acquisito dal sito. Non viene fatto uso di cookies per la trasmissione di informazioni di carattere personale, né sono utilizzati cookies persistenti di alcun tipo, ovvero sistemi per il tracciamento degli utenti. L'uso di cookies di sessione (che non vengono memorizzati in modo persistente sul computer dell'utente e scompaiono, lato client, con la chiusura del browser di navigazione) è strettamente limitato alla trasmissione di identificativi di sessione (costituiti da numeri casuali generati dal server) necessari per consentire l'esplorazione sicura ed efficiente del sito, evitando il ricorso ad altre tecniche informatiche potenzialmente pregiudizievoli per la riservatezza della navigazione degli utenti, e non consente l'acquisizione di dati personali identificativi dell'utente.
L'utilizzo di cookies permanenti è strettamente limitato all'acquisizione di dati statistici relativi all'accesso al sito e/o per mantenere le preferenze dell’utente (lingua, layout, etc.). L'eventuale disabilitazione dei cookies sulla postazione utente non influenza l'interazione con il sito.
Per saperne di più accedi alla pagina dedicata

Individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei cookie.
Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

Consulta il testo del provvedimento