SDEGNO SENZA LIMITE

Nelle giornate di ieri e di oggi sono stato molto colpito dai toni e dalle modalità con cui si è sviluppata la discussione relativamente all’indagine aperta dalla procura di Firenze a carico del Sottosegretario Bertolaso per una serie di appalti relativi a grandi opere tra le quali i lavori preparatori del G8 alla Maddalena.
Ancora una volta, prima di conoscere fatti e accuse si è scatenata la ridda degli interventi dei favorevoli e dei contrari, dei colpevolisti e degli innocentisti.
Ma a lasciarmi sconcertato sono state le parole attribuite al Presidente del Consiglio dalla Stampa di stamattina “Faremo Guido Ministro: per lui varrà il legittimo impedimento”.
Ancora una volta la sensazione è di un uso di regole fatte per scopi personali finalizzato a risolvere problemi personali o di gruppo.
La giustizia, quella che avrebbe dovuto essere nell’intenzioni dei padri costituenti, uguali per tutti, è stata colpita e offesa e con essa tutti coloro che credono in un paese che vorrebbe veder emergere il diritto e l’uguaglianza davanti alla giustizia e che invece vede i suoi governanti non solo non occuparsi di rendere possibile un tale obiettivo, ma li vede sempre più impegnati a suon di picconate a trasformarlo in una pirotecnica e quasi tragicamente esilarante “repubblica delle banane”.
Allego, perché penso renda bene l’idea ed interpreti con leggerezza lo sdegno di fronte a simili fatti il Buongiorno di oggi di Massimo Granellini.
Tra 40 giorni voteremo per dare il governo a questa nostra Regione, fatti come quelli accaduti sono un urlo nelle nostre orecchie affinchè ci destiamo dal torpore e mettiamo in campo le nostre energie per il futuro della nostra regione e per la costruzione di una alternativa culturale e politica per questo nostro paese.


Indipendenti pubblici
di Massimo Gramellini


Signor Premier, lei ha appena affermato che «non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici». Ora, non starò a scomodare il Montesquieu, famigerato comunista francese del Settecento, e nemmeno la Costituzione, smilzo best-seller del dopoguerra poi caduto nel dimenticatoio. Però vorrei rivelarle un segreto che apparirà bizzarro a chi, come lei, è un po’ litico e un po’ no: lo Stato e il governo non sono la stessa cosa. Sul serio: si può essere dipendenti dello Stato senza dipendere dal governo e dal suo capo.

Nell’imprenditoria privata, da cui lei proviene, sarebbe inimmaginabile. Nessuno può lavorare in un’azienda privata perseguendo interessi diversi da quelli del manager scelto dall’azionista. Nelle aziende pubbliche invece succede. E sa perché? Perché gli azionisti di uno Stato sono i cittadini. I quali scelgono il manager, cioè il premier, cioè lei, tramite libere elezioni. Ma nell’ingaggiarlo non gli delegano ogni potere. Soprattutto non gli riconoscono quello di considerare alle proprie dipendenze chiunque riceva uno stipendio pubblico. Per dire: i prefetti sono assistenti del manager e devono obbedirgli. I giudici no. I cittadini azionisti li pagano per applicare la legge a chiunque, anche al manager che gli stessi cittadini hanno assunto. E al fine di garantire la massima indipendenza a questi dipendenti molto particolari, rinunciano persino a nominarli direttamente. Follia pura, lo so. Si chiama democrazia. Il peggiore dei regimi, esclusi tutti gli altri: lo sosteneva già Churchill, un comunistaccio che le raccomando.

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Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

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