TARGATO CN : " INTERVISTA A TUTTO TONDO A MINO TARICCO , L'UOMO DEL PD PROVINCIALE"
Il Pd che verrà, il ricorso al Tar, il governo Gancia, la Montagna e la famiglia i temi affrontati nell' "a tu per tu" con il consigliere provinciale e regionale
Mino Taricco, narzolese, 51 anni, è oggi forse l’esponente di maggior spicco del Pd provinciale. Certamente è l’uomo del Pd nelle istituzioni. È infatti consigliere provinciale e consigliere regionale, dopo essere stato nella passata legislatura regionale assessore all’Agricoltura con la Giunta Bresso. Celebre un suo aforisma: “Chi semina non è detto che raccolga, chi non semina è certo che non raccoglie”. La sua “semina” lo ha portato a raccogliere 10.116 voti alle regionali. Con Mino Taricco proviamo a tracciare un quadro della situazione provinciale della politica, partendo ovviamente dal Pd, senza dimenticare di gettare lo sguardo a ciò che avviene più in generale nella politica.
Taricco, iniziamo con l’attualità strettamente legata al suo partito, il Pd. A ottobre ci sarà il congresso provinciale e da lì uscirà anche il vostro leader. Siamo alle schermagli iniziali, ma dall’esterno pare che la questione più importante sia quella di individuare un leader capace di traghettare fuori dalle secche il Pd. È così?
“Credo che il Pd, come peraltro tutti i partiti, viva una dimensione provinciale dentro una dimensione più generale e nazionale, ed è indubbio che oggi l’immagine del Pd vive delle difficoltà a comunicare la vera natura, il senso delle proprie convinzioni e l’orizzonte della propria azione. A livello provinciale, il gruppo che ha lavorato con Alessandro Parola in questi 10 mesi, ha dovuto governare una situazione molto complessa nella competizione per le Elezioni regionali e poi è subito partita la mobilitazione per il congresso; per questo motivo credo che sia logico dare loro la possibilità di un impegno di reale costruzione di un radicamento del partito. Questo è preminente sulla necessità di individuare il leader, anche perché credo che i leader nascano tra le persone delle comunità e della società in cui viviamo, legate ai territori e ai problemi concreti, nel lavoro quotidiano e non nelle assemblee di partito”.
In quest’ultimo periodo il Pd provinciale, copiando in questo quello nazionale, ha dato l’impressione che più che la forma partito trionfi un gruppo dirigente fatto di uomini e donne, magari capaci, ma senza una chiara strategia comune. Il percorso che ha portato alla nascita del Pd può dirsi concluso?
“Il percorso che ha portato alla nascita del PD, forse, deve ancora trovare il modo di esprimersi compiutamente. E’ chiaro che chiede a tutti di guardare avanti, alle esigenze dei cittadini, alle opportunità dei territori, alla fatica dei tanti messi alla corda da questa crisi, e alle famiglie che, nonostante tutto, stanno resistendo. Chiede a tutti la consapevolezza della necessità di superare schematismi che vengono dal passato e che non sono più in grado di leggere il presente. So, perché lo sento e lo raccolgo dalle persone che incontro, che molti stanno aspettando questo cambiamento, percepito da tanti come un’esigenza per il bene di questo paese e di questa terra. Starà a noi essere capaci di offrire una risposta all’altezza delle loro attese. Ci sono le risorse umane e intellettuali per poterlo fare”.
Torniamo a lei e al suo impegno come amministratore regionale e provinciale. Passato il testimone di assessore regionale al leghista Claudio Sacchetto adesso, in teoria, tutto potrebbe tornare in alto mare per le note vicende del riconteggio delle schede deciso dal Tar. Lei, e più in generale il Pd, come state vivendo questo momento delicato?
“Onestamente non so come finirà questa vicenda; quello che, come tutti, sto leggendo, sono i dispositivi di sentenza del TAR, dai quali traspare che la vittoria di Cota è una vittoria viziata da oltre 40.000 voti pervenuti da liste che, in base a quanto in questo momento accertato, hanno barato e non hanno rispettato le regole. Sono convinto che, in questa stagione, il primo vero problema sia di ridare dignità all’impegno politico istituzionale: non può essere una gara dove l’importante è vincere costi quello che costi, imbarcando in squadra chiunque e qualunque cosa, pur di vincere. Fatte queste considerazioni, attendiamo con assoluta serenità il verdetto finale della giustizia, e, come già in passato, faremo con grande impegno ciò che alla fine dei controlli risulterà e che i cittadini ci hanno incaricato di fare: se saremo chiamati a governare lo faremo; se a continuare l’azione di controllo e di pungolo, continueremo a farlo nell’interesse dei piemontesi e del nostro territorio”.
Davvero credete ci sia la possibilità di tornare di fronte agli elettori in Piemonte?
“Ritengo che sia una possibilità. Se dovesse risultare che effettivamente alcune liste di appoggio a Cota hanno barato in modo così spudorato come pare emergere, tornare a votare sarebbe la minima conseguenza. Ovviamente mi spiace per il Piemonte che, in questo momento di difficoltà, ha bisogno di ben altra autorevolezza! Sono convinto, però, che il rispetto delle regole in democrazia venga prima di tutto, e trovo singolare che la Lega, che in altre occasioni è stata molto rigorosa, in questa, forse per convenienza di bottega, gridi ad un inesistente attentato alle istituzioni. Aspettiamo con serenità la sentenza e qualunque sia l’esito lavoriamo per la nostra terra”.
In questo caso è possibile ipotizzare sempre Mercedes Bresso come candidata governatore o potrebbe spuntare fuori anche qui Sergio Chiamparino che ormai sembra essere tra i più gettonati per ogni cosa che riguarda il Pd?
“E’ prematuro discutere di ruoli e di candidature, ma è chiaro che Sergio Chiamparino oggi è una grande risorsa che il partito potrà valorizzare e potrebbe a, mio giudizio, essere un’ottima opportunità per il Piemonte;, ma ripeto è presto per discutere di questo”.
A proposito di Chiamparino, come vede lei un possibile, benché assolutamente teorico ticket Chiamparino-Niki Vendola nel caso in cui dopo la rovente estate “romana” ci fosse il ricordo al voto anticipato?
“Compito del sistema dell’informazione è raccogliere e creare notizie, e quindi si può parlare di tutto. Oggi l’unico candidato del PD in caso di elezioni è Bersani , domani può succedere di tutto. Detto questo, sono convinto che Chiamparino, sia una grande risorsa del Pd e del Paese, e che Vendola sia una delle persone che meglio hanno saputo parlare e farsi capire in questa stagione sociale e politica. Grandi risorse, a prescindere dal fatto che facciano o no il ticket”.
Tornando alla Provincia, dove lei è consigliere, l’accusa che da più parti vi viene mossa è quella di praticare un’opposizione troppa blanda nei confronti della giunta Gancia. Troppo bravi loro o troppo accondiscendenti voi?
“Loro stanno facendo poco e non bene, e questo sta cominciando ad emergere. Non sono favorevole ai fuochi di paglia e alle sfuriate a prescindere. Con il gruppo consiliare abbiamo cercato di capire, ci siamo organizzati e credo il lavoro che stiamo facendo cominci a far emergere la vera inconsistenza di questo governo provinciale. Siamo all’opposizione appena da un anno; pensavamo fosse necessario calibrare le azioni su un periodo di tempo più lungo. Purtroppo i disastri che le scelte di questo governo stanno generando al futuro del nostro territorio, cominciano ad essere consistenti e ad evidenziare il vero volto dell’idea di efficienza e razionalizzazione, che persegue questo Governo: quella cioè di tagliare, smantellare i servizi ai cittadini. Se queste sono le avvisaglie di ciò che ci aspetta per i prossimi tempi, credo tempi duri aspettino la nostra provincia e la nostra gente. Dopo una stagione in cui la Provincia ha fatto poco e contemporaneamente ha accresciuto enormemente l’indebitamento, in questo tempo l’attuale Giunta sembra prospettare come cura lo smantellamento e la destrutturazione dei suoi servizi, con penalizzazione soprattutto dei più deboli .Siamo e saremo impegnati fortemente ad evitare un simile scempio”.
Ormai è passato più di un anno dall’insediamento di Gianna Gancia alla guida della provincia. Qual è il suo giudizio sull’operato dell’amministrazione provinciale.
“Come ho detto, le cose fatte sono pochissime e quelle poche, senza un’idea guida che non sia tagliare e ridurre i costi per giustificare i tagli che arrivano da Roma. Un governo, quello provinciale, che si muove per giustificare il fallimento della Lega e dei suoi progetti, invece che difendere il territorio e protestare per le promesse mancate. Siamo ancora in attesa dei fondi per mettere in sicurezza il territorio dopo l’alluvione 2008 e 2009 e nessuno dice niente, quasi non interessasse a nessuno. Continuiamo con la solfa di “Roma-ladrona” e intanto diamo i soldi a Roma, a Catania e invece alla provincia di Cuneo, l’anno prossimo, sarà fatto un taglio sui trasferimenti di quasi sette milioni di euro che inciderà nuovamente sui servizi. Meno male che la Lega pensa al nord! La Presidente tace e dice che tutto va bene, e che, “come dice Einaudi” noi dobbiamo essere frugali e risparmiare!”
Scuola e Montagna. Come giudica la riforma Gelmini e quali effetti ha sulla scuola in provincia. Sulla montagna non crede che servirebbe un grande impegno da parte di tutti per cercare di limitare i disagi dei coraggiosi che lì si ostinano a vivere?
“Sono da sempre convinto assertore della necessità di una attenzione, nei fatti e non a parole, alle necessità e alle opportunità della montagna, nella convinzione che la questione montana è una questione centrale per lo sviluppo di tutto il territorio. L’attenzione alla montagna è però fatta di opportunità di sviluppo e di reddito dignitoso e di servizi per una qualità di vita comparabile ai residenti. Tutto il resto senza questo è teoria. La “riforma Gelmini” in questo senso avrà effetti devastanti, così come lo avranno i tagli ai sevizi sociali e i minori investimenti sui trasporti. Il rischio è di smantellare quelle sperimentazioni che in questi anni sono state portate avanti, sostituendole con demagogia e parole vuote”.
Secondo lei è possibile e in caso affermativo in che modo coniugare solidarietà, accoglienza e rispetto delle regole?
“In un mondo che cambia ed è sempre più globale, nulla è facile e semplice. Coniugare solidarietà e accoglienza con il rispetto delle regole, non solo è possibile ma è necessario, perché le une senza l’altra sono fasulle. Come si è già sperimentato in molte occasioni l’assenza di regole penalizza innanzitutto i più deboli nella nostra società. Il rispetto delle regole e il rispetto delle nostre tradizioni da parte di tutti, italiani e stranieri, è presupposto fondamentale per poter realizzare concretamente una società accogliente e solidale con scelte sufficientemente comprese e condivise. Su questo il centrodestra e la Lega hanno fatto demagogia e cavalcato le paure delle persone, ma il centrosinistra deve ripensare il proprio approccio che in tante occasioni è stato troppo teorico e lontano dalle apprensioni, dalle reali paure e dal sentire della nostra gente”.
Per chiudere le voglio ancora chiedere: adesso che non è più assessore Regionale ma è “solo” consigliere in Regione, consigliere in Provincia e leader di partito in Granda, ha un po’ più di tempo libero? E' tornato a godersi di più i suoi affetti e quanto crede di aver tolto alla famiglia per fare il politico?
“L’impegno di Assessore Regionale, se fatto con tutto la dedizione necessaria, è oggettivamente un impegno enorme, ma anche quello di Consigliere è notevole. Comunque, qualche spazio in più in questa stagione mi è possibile averlo; qualche momento per la mia famiglia, anche se devo ancora prendere le misure della nuova situazione. Il tema vero credo sia cosa intendiamo per impegno politico e istituzionale. Per me è lavorare per il territorio che mi ha conferito il compito di rappresentarlo e, per fare questo, ci vuole disponibilità all’ascolto, volontà di approfondimento, tempo per elaborare e costruire risposte e proposte, presenza là dove le persone sono, per creare lo spazio di quella consuetudine che permette e rende naturale la vicinanza delle istituzioni al cittadino. Una delle cose che ho sentito fondamentali nella mia esperienza è stato tentare di ridurre la distanza tra cittadini ed istituzioni, non con discorsi , ma con un’esperienza concreta”.
Ne è valsa la pena?
"Si! Sono convinto che sia stato giusto e sono grato di aver potuto vivere quello che, fino ad oggi, mi è stato dato vivere. Sicuramente è stata un’esperienza intensa, per me e per coloro con cui ho potuto condividerla".
Gianpiero Ferrigno
