INTERVISTA su La Stampa a MINO TARICCO

“Montagna, imprese, sociale Ecco che faremo a Roma”
È cuneese il capolista del Partito democratico alla Camera

di GIANNI MARTINI La Stampa CUNEO

Mino Taricco, originario di Narzole, imprenditore agricolo a Sant ’Albano Stura, è capolista del Partito democratico alla Camera per Piemonte 2.
Ex assessore regionale all’Agricoltura, già candidato alla presidenza della Provincia, attualmente consigliere regionale Pd.


Alle primarie si è schierato con Renzi
«Ha saputo interpretare al meglio questioni centrali per il Paese. A partire dal rapporto del politico con il cittadino che deve tornare a sentire questo impegno come una cosa alta. Di servizio. Solo così si ricostruisce la fiducia verso partiti e istituzioni».

Ha ottenuto la candidatura con le primarie
«In molti mi hanno chiesto di presentarmi. Ci ho riflettuto a lungo. In questi anni di politica ho incontrato tanti cittadini, cercando di dare risposte a tutti, senza mai chiedere se fossero del Pd. Sono gli stessi che mi hanno convinto a candidarmi»

Alcuni la considerano un vecchio della politica
«La faccio da 8 anni in modo importante e non intendo rimanerci per altri 20»

Ma i cittadini sono stufi di questa politica

«Si deve partire di lì. Cambiando subito la legge elettorale, diminuendo il numero di parlamentari e cancellando la serie di benefit e privilegi. Ancora a Natale di quest’anno il Senato ha assunto tre medici per assistere i parlamentari. Mi sono inferocito. Se ci sono risorse vadano alla Sanità pubblica».

Le sue priorità se sarà il Pd a governare
«I governi Berlusconi hanno massacrato alcuni settori come Sanità, Assistenza, Scuola e trasporti pubblici. Monti ha fatto pochissimo per rimediare. Di qui dobbiamo partire per garantire servizi essenziali ai massimi livelli»

Le priorità per la Granda
«Chiudere questioni sulle quali si discute da troppi anni senza arrivare a ultimare o concretizzare come la Asti-Cuneo, il Tenda bis, la concessione dell’ aeroporto o gli ospedali da ultimare. Ma punto a norme di sistema che avranno importanti e vere ricadute positive per il territorio»

Si spieghi
«La questione montagna. Abbandonata, maltrattata, dimenticata. Va affrontata con progetti nazionali di sviluppo, considerandola una risorsa e non un peso. Ancora. Piccole e medie imprese: sono state fatte tante parole ma nulla di concreto. Devono essere sostenute nel credito e ottenere gli strumenti per affrontare il mercato globale. Per la nostra provincia farebbe la differenza offrire gli strumenti perché possano competere alla pari con altri mercati. E poi la pubblica amministrazione: i cittadini , gli imprenditori perdono inutilmente troppo tempo, che è ricchezza gettata».

Ambiente
«A torto è stato considerato un problema. Deve diventare opportunità di sviluppo. Un settore per aprire nuove aziende».

Come il fotovoltaico?
«Quello lo cito in negativo. È stato un macello per il territorio e per gli imprenditori. Sarebbe bastata una norma semplice: aiutiamo chi sostituisce le coperture in amianto con il fotovoltaico. Invece. . ..»

Le Province, da sopprimere?
«Serve un disegno generale. Non sono per la chiusura, soprattutto di quelle grandi come Cuneo. Chiudono la provincia e poi vengono creati una miriade di enti per gestire acqua, rifiuti, trasporti. Tanto vale assegnare alla Provincia questi compiti dove gli amministratori vengono eletti e non messi lì perché amici degli amici»

E i Comuni che hanno meno abitanti di un condominio?

«Sono per il sistema francese. Ogni municipio deve continuare ad esistere con la sua identità politica e culturale, ma i servizi vanno condivisi per un territorio ampio, almeno di valle per la montagna».

Vicenda tribunali da chiudere
«Una vergogna che la Provincia non abbia chiamato a un tavolo tutte le città interessate per proporre un piano condiviso. Ora la riforma va avanti e l’unica possibilità di intervento è cercare di salvare Alba»

La diga Serra degli Ulivi si farà?
«È già inserita nel piano irriguo nazionale per un investimento di oltre 40 milioni. Di positivo c’è che sia il mondo economico sia il territorio sono favorevoli. Seguirò l’iter perché si realizzi».

Lei è di formazione cattolica.
«L’essere cattolici non è una coccarda da mettersi sulla giacca. Le istanze che arrivano dal mondo cattolico, come l’attenzione alla famiglia, sono da sostenere perché importanti per la società in quanto tale. Credo di avere dalla mia storia, capacità e sensibilità per fare mie queste istanze. Ma l’approccio del politico deve essere laico».


  Vedi allegato 1

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