SFALCI E POTATURE

Nei giorni scorsi il Ministero dell’Ambiente ha finalmente chiarito che “Fermo restando l’esclusione dal campo di applicazione della normativa in materia di rifiuti prevista per i residui di potatura derivanti da attività agricole e reimpiegati in attività agricola o per la produzione di energia,  i residui derivanti da attività di manutenzione del verde possono essere qualificati come sottoprodotti a patto che rispettino i 4 requisiti definiti dall'art. 184 bis del Testo Unico Ambientale, che prevede che: è un sottoprodotto è non un rifiuto una qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni: 
1) la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione di cui costituisce parte integrante, il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; 
2) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato nel corso della stesso o di un successivo processo di produzione da parte del produttore o di terzi; 
3) la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; 
4) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute o dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull'ambiente e sulla salute umana.
La nota nasce da richiesta di chiarimenti della FIPER che parendo dalla constatazione che “negli ultimi mesi, anche a causa di eventi meteorologici straordinari, si è assistito ad una evoluzione nell'interpretazione giuridica della gestione del verde pubblico”, il  19 maggio aveva inviato al ministero dell’ambiente una richiesta di parere sulla classificazione delle potature del verde pubblico come sottoprodotto della gestione del verde e la risposta della Direzione generale dei rifiuti del ministero dell’ambiente è stata rapida e positiva “riconoscendo la possibilità di poter impiegare i residui di potatura derivanti da attività di manutenzione del verde a fini energetici al di fuori della normativa in materia di rifiuti”.
Dopo che l’anno scorso sia nel competitività, sia nel collegato ambientale, sia nello “sblocca Italia”, erano stati respinti emendamenti con i quali si cercava di introdurre questa modifica normativa di grande buon senso, accogliamo con vero piacere  e con soddisfazione il parere del Ministero in materia.
Minori costi per le amministrazioni locali e maggiori possibilità di filiere di valorizzazione degli sfalci e delle potature da verde pubblico, nella sostanza questi residui da costo potranno diventare una risorsa; infatti il Comune invece di spendere dai 5 ai 7 euro al quintale di costo di smaltimento potrebbe recuperare 2-3 euro al quintale, nel rispetto dei requisiti definiti per i sottoprodotti,  conferendolo alle centrali di teleriscaldamento o d biogas e producendo energia o calore. 

In allegato la Nota del Ministero


  Vedi allegato 1

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