UNIONI CIVILI

Ieri sera intensa assemblea del Gruppo PD alla Camera, per fare il punto e per un confronto sul tema della legge in discussione al Senato sulle unioni civili. 
Il confronto ha evidenziato sensibilità diverse, ma anche la convinzione unitiva che tutti vogliamo la legge sulle unioni civili,  e che ci sono le condizioni per trovare un punto di incontro sul testo, perché siamo convinti che su questo tema il nostro paese ha ormai accumulato troppi ritardi.
Nei giorni scorsi insieme ad altri 37 colleghi deputati avevamo condiviso, predisposto e firmato un documento, come contributo al miglioramento della legge, nel quale ribadivamo innanzi tutto una sostanziale condivisione dell’impianto generale della legge,  ma indicavamo anche alcuni punti sui quali ci pareva fosse utile ancora un ulteriore sforzo di affinamento, affinché tutte le sensibilità del partito potessero condividerne  i contenuti, per garantire quindi un cammino più spedito verso l’approvazione della norma.

Questo il testo del documento.

Questo documento nasce da una considerazione tecnico formale sull’iter del provvedimento, e da alcune considerazioni  di merito sul contenuto del provvedimento. 
La prima considerazione sull'iter è legata al fatto che in base ad accordi dei partiti il provvedimento sarà con ogni probabilità approvato così come uscirà dal Senato, e quindi alla Camera non saranno possibili ulteriori modifiche. 
Era quindi necessario esprimere ora le nostre considerazioni nel merito, per contribuire a questa fase di definizione dei contenuti.
Premesso che l’impianto della legge ci pare sia condivisibile,  nel senso che individua  un nuovo istituto giuridico  per le unioni omosessuali – le unioni civili – distinto dal matrimonio.
Nel merito, le questioni che noi poniamo sono sostanzialmente due. 
La prima riguarda la tecnica normativa, il testo fa infatti un eccessivo rinvio alle norme sul matrimonio contenute nel codice civile, e questo rischia di contraddire l’impostazione della legge, che fa giustamente riferimento ad uno specifico istituto giuridico, ed inoltre rischia di lasciare spazio ad alcune ambiguità,   e quindi servirebbe un’opera di riscrittura che definisca nel testo in modo puntuale i diritti che si vogliono garantire.
Questa modifica, peraltro richiesta anche dal Quirinale, crediamo si possa attuare tranquillamente, senza portare particolari problemi all’impianto complessivo della legge, e quindi non dovrebbe vedere particolari difficoltà.
La seconda questione è rappresentata dalla stepchild  adoption, su cui esiste una oggettiva preoccupazione per come il testo della norma è stato definito.
Perché rischia di legittimare, incentivare o quanto meno lasciare spazio a pratiche da noi vietate come la maternità surrogata e la fecondazione eterologa, ma che possono essere effettuate in altri paesi.
E anche perché rischia di aprire la strada ad un’estensione surrettizia alle adozioni, cosa sulla quale in tanti di noi pensano sia necessario un supplemento di riflessione.
Molti di noi avevano sostenuto che sarebbe stato preferibile trattare il tema delle adozioni in sede separata, credo però onestamente che a questo punto sia difficile stralciare dal Ddl l’articolo che prevede la stepchild adoption e quindi dovremo trovare un punto di incontro sulla migliore soluzione possibile.
Se non si riuscirà a trovare l'accordo nell’affido rinforzato ( un affido nel quale viene creata una relazione giuridica speciale tra il minore e il partner del genitore biologico che affida al giudice il compito di stabilire la misura e il modo con cui il genitore affidatario deve contribuire al mantenimento, all'istruzione e all'educazione dell'affidato, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nel rapporto con esso, ed in caso di morte del genitore biologico o adottivo del minore affidato, il genitore affidatario può avanzare richiesta di adozione, prevedendo che l'affido si possa trasformare in adozione al compimento dei 18 anni o  in caso di morte di un genitore ), proposta contenuta in alcuni emendamenti presentati al Senato, crediamo che sarebbe necessario rendere la stepchild adoption molto più rigorosa, affinché permetta di dare garanzie al figlio del partner,  ma anche di evitare che si possa prestare ad altre pratiche. L’affido rinforzato è peraltro una soluzione già attuata in altri Paesi, ad esempio la Svizzera.
Crediamo che ci siano le condizioni per trovare un punto di equilibrio alto e sono convinto che alla fine si arriverà a una sintesi alta che permetta di colmare il ritardo del nostro paese, ma di farlo mettendo in campo un quadro normativo coerente con la Costituzione e che non si presti a strumentalizzazioni etiche.

Di seguito il link alla tanto citata sentenza della Corte Costituzionale sul concetto di matrimonio in Costituzione 

e in allegato un interessante articolo sul tema 


  Vedi allegato 1

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Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

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