RISPOSTA A MIA INTERROGAZIONE SU POPILIA JAPONICA

Ieri in Aula alla Camera ho ricevuto risposta ad una mia interrogazione sulla Popillia Japonica il pericolosissimo coleottero comparso nel 2014 nella zona del Ticino tra Lombardia  e Piemonte che ha già dimostrato tutta la sua virulenza negli USA. Interrogazione che avevamo presentato a metà 2015
ne ho approfittato per evidenziare anche il pericolo Cimice Asiatica 

(Elementi in ordine ai rischi fitosanitari derivanti dal parassita Popillia japonica e iniziative per contrastarne la diffusione – nn. 3-02376 e 3-02381) 

PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Taricco ed altri n. 3-02376 e Parentela ed altri n. 3-02381, concernenti elementi in ordine ai rischi fitosanitari derivanti dal parassita Popillia japonica e iniziative per contrastarne la diffusione, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente 

Il sottosegretario di Stato per le politiche agricole, alimentari e forestali, Giuseppe Castiglione, ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE CASTIGLIONE, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole, alimentari e forestali. 

Signora Presidente, onorevoli deputati, considerata l’analoga questione rappresentata nell’interrogazione, ho ritenuto opportuno rispondere congiuntamente, così come opportunamente ribadito dalla Presidenza. Stiamo affrontando con tutti gli strumenti a disposizione la questione relativa alla diffusione nel nostro territorio dell’organismo nocivo da quarantena Popillia japonica. 
Nel nostro Paese la presenza di Popillia japonica è stata segnalata nel luglio del 2014 nel Parco del Ticino, in un’area ricadente tra le regioni Lombardia e Piemonte. I competenti servizi fitosanitari regionali si sono prontamente attivati per condurre monitoraggi intensivi nelle aree colpite, sia sulle larve, sia sul terreno che sugli adulti, al fine di definire l’estensione dell’infestazione e le misure fitosanitarie prioritarie da attuare. Sulla base dei dati di cattura delle trappole posizionate in tutta l’area, i predetti servizi hanno istituito ufficialmente una zona delimitata, costituita da una zona infestata e una zona cuscinetto circostante e avviata un’attività di divulgazione. 
Considerato l’elevato rischio fitosanitario, la problematica è stata più volte discussa anche in ambito di Comitato fitosanitario nazionale, dove sono state identificate le misure fitosanitarie da adottare in via prioritaria per contrastare il diffondersi dell’insetto, e rappresentata in ambito europeo in particolare al Comitato fitosanitario permanente del 27 e 28 ottobre del 2014. 
Pertanto, per rendere uniforme la disciplina su tutto il territorio nazionale e predisporre un monitoraggio capillare in tutte le regioni, abbiamo predisposto uno specifico decreto ministeriale relativo alle misure fitosanitarie d’emergenza, condiviso nel Comitato fitosanitario nazionale, che ha espresso il parere favorevole nella seduta del 24 febbraio del 2016. 
Il decreto ministeriale è attualmente in corso di registrazione alla Corte dei conti. 
Nello specifico, per le attività vivaistiche che ricadono nelle aree infestate, sono state previste disposizioni fitosanitarie per lo spostamento dei vegetali e dei tappeti erbosi in modo da evitare il trasporto passivo di larve dell’insetto presenti nel terreno associato alle radici. Peraltro, per definire le modalità di intervento più idonee in relazione alle dimensioni della popolazione dell’insetto nelle varie aree, è stato concordato con le regioni interessate l’istituzione di uno specifico gruppo di lavoro tecnico-scientifico a cui parteciperanno degli esperti oltre che del Ministero delle politiche agricole anche dei servizi fitosanitari regionali e anche del mondo universitario e quindi del mondo accademico. 
Con l’occasione faccio presente che allo stato attuale, per le misure di supporto finanziario relative al contenimento dell’organismo nocivo, è possibile intervenire attraverso i piani di sviluppo rurale da parte delle regioni interessate, mediante interventi conformi all’articolo 18 del Regolamento UE n. 1305 del 2013 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo agricolo per lo sviluppo rurale. In particolare, tra le tipologie di supporto che la misura può coprire, sono previsti tra l’altro gli investimenti per il ripristino del suolo agricolo e il potenziale produttivo di aree colpite da disastri naturali, condizioni climatiche avverse ed eventi catastrofici. Faccio presente inoltre che il citato Regolamento, all’articolo 21, comma 1, lettera c) e all’articolo 24, introduce anche misure di sostegno in campo forestale. 
Pertanto, considerando che le aree colpite da parassiti rientrano nell’ambito delle aree naturali protette annoverate nella rete Natura 2000, tali misure potrebbero essere applicate al caso che gli interroganti hanno posto stamattina in Aula. 

PRESIDENTE. Il deputato Taricco ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione. 

MINO TARICCO. Signora Presidente, io ringrazio il sottosegretario per il lavoro che è stato portato avanti che credo vada nella direzione giusta, e mi permetto di esprimere due considerazioni. La prima: credo sia fondamentale prestare veramente la massima attenzione a questo parassita per ciò che sta accadendo in altre aree del mondo.
Voglio solo ricordare che negli Stati Uniti la presenza di questo parassita è catalogata come il terzo più pericoloso parassita esistente negli Stati Uniti e crea la necessità di investimenti da parte del bilancio federale di 460 milioni di euro all’anno per la cura, il contenimento, la ricerca e la lotta a questo parassita. Quindi, da questo punto di vista credo sia assolutamente necessario, come dire, sicuramente intervenire per tutte le misure di prevenzione. 
Credo che qui poi serva un grande investimento in ricerca, soprattutto finalizzato a capire se esistano, là dove proviene questo parassita, eventuali antagonisti naturali che possano limitare l’insediamento di questo parassita. 
La velocità con cui lo abbiamo visto insediarsi nelle aree del Ticino nell’arco di un anno credo debba far suscitare tutte le attenzioni di allarme. 
Mi permetto ancora di ricordare, visto che parliamo di questo, che noi avevamo presentato, nell’agosto 2015, questa interrogazione relativamente alla Popillia Japonica. 
Nel dicembre del 2015 abbiamo presentato una risoluzione in Commissione che, oltre alla Popillia Japonica, affrontava anche il tema relativo alla cimice asiatica, che è un altro problema di portata altrettanto importante. 
Credo che su entrambi questi parassiti serva un grande investimento oltre che di coordinamento delle misure di prevenzione anche di ricerca, perché credo che l’esperienza di questi anni ci dice che, con la lotta chimica tradizionale, probabilmente riusciamo a contenere i danni ma per breve tempo; poi il problema rischia di sfuggirci di mano se non rientrano in pista delle misure che siano capaci di contenere veramente l’espansione di questi parassiti e credo che la strada da verificare, con quel comitato che avete insediato alla luce del decreto di cui il sottosegretario ha parlato, sia assolutamente quella di verificare la possibilità del recupero di antagonisti naturali di questi parassiti. 
Abbiamo visto con la Dryocosmus, cinipide galligeno, che alla fine, dopo tutta una serie di sperimentazioni, l’unica modalità con cui si è riuscito a bloccare e a ricostruire un equilibrio naturale è stato attraverso l’introduzione del Torymus, il suo antagonista naturale. 
Credo che per questi parassiti serva un forte investimento, anche a livello economico, in ricerca. Le misure del PSR vanno bene, ma servono, come dire, a mitigare i danni là dove i danni sono avvenuti. 
Credo che l’investimento forte, di cui anche nell’interrogazione parlavamo, era soprattutto finalizzato alla ricerca per cercare di prevenire danni ancora più grandi. 
Mi considero soddisfatto di ciò che il Ministero ha intrapreso e ringrazio il sottosegretario per questo, ma credo che l’investimento debba essere forte e continuo soprattutto – ripeto – in direzione della ricerca.


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Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

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